Come si crea un piano finanziario a lungo termine?

Un business che ambisce al successo non può reggersi in piedi senza un piano finanziario. Analisi dei costi di avviamento, previsione di costi e profitti d’esercizio, proiezione di attività e passività: delineare una direzione da seguire è fondamentale per capire se la strategia applicata funziona o se sia necessario applicare dei correttivi in corso d’opera.

D’altronde, se conosci la strada da seguire e ti rendi conto di essere fuori percorso, sei sempre in tempo a fare ciò che serve per tornare in carreggiata.

Vediamo allora cos’è e a cosa serve un piano economico finanziario, entrando nel dettaglio di tutti gli step di cui si compone la sua programmazione a lungo termine.

Cos’è il piano economico finanziario?

Alla base di tutta l’attività d’impresa c’è il business plan, un documento che descrive gli obiettivi dell’azienda, le strategie per raggiungerli e le proiezioni finanziarie.

In poche parole, è la roadmap che guida un’azienda verso il successo.

Il piano economico finanziario (PEF) è uno degli elementi fondamentali del business plan e può essere definito come un’analisi quantitativa che prende in considerazione i numeri “desiderabili” per raggiungere il successo dell’attività d’impresa.

Che si tratti del business plan di un’azienda neo-costituita, di una start-up quindi, o che faccia riferimento ad un nuovo ramo di un’azienda già esistente (o un nuovo prodotto/servizio), il piano economico finanziario è quello che ci permette di capire, prima di tutto, quali saranno i costi e i ricavi attesi, fornendoci fin da subito indicazioni importanti sulla reale fattibilità del progetto.

Per sapere, quindi, se un progetto può rivelarsi redditizio, bisogna partire dalla costruzione di un piano economico finanziario: vediamo come si fa.

Come si costruisce un PEF?

Semplificando, per costruire un piano economico finanziario a lungo termine è necessario attraversare quattro step.

Incrociando i dati emersi da queste analisi, è possibile farsi un’idea chiara di quelle che sono le probabilità di successo dell’iniziativa o le sue difficoltà oggettive, individuando fin da subito (ad esempio) i costi che dovrebbero essere ridotti per non incidere in maniera eccessiva sugli utili.

Costi d’avviamento d’impresa

I costi d’avviamento di un’impresa, o costi di start-up, sono le spese iniziali sostenute per avviare e far funzionare un’attività. 

Questi includono:

  • Costi legali e professionali
    • Tasse di registrazione e licenze
    • Consulenza legale e contabile
    • Brevetti e marchi
  • Costi di marketing e pubblicità
    • Creazione di un sito web e materiali di marketing
    • Campagne pubblicitarie
    • Partecipazione a fiere e conferenze
  • Costi operativi
    • Affitto o acquisto di spazio per uffici
    • Acquisto di attrezzature e forniture
    • Salari e stipendi
    • Spese di marketing e pubblicità
    • Costi di inventario
  • Finanziamento
    • Prestiti aziendali
    • Investimenti da parte di angel investor o venture capitalist

Questi costi, ovviamente, possono variare in maniera sensibile a seconda del tipo di attività, delle sue dimensioni e della sua ubicazione. A prescindere dalla struttura aziendale, è importante mettere a budget una somma sufficiente per coprire tutte le spese iniziali, in modo da evitare di rimanere senza liquidità nei primi mesi di attività.

In aggiunta all’elenco fatto, dobbiamo considerare anche il fondo di emergenza. Si tratta di una riserva di denaro accantonata per far fronte a spese impreviste, come ad esempio un calo delle vendite o un’emergenza informatica.

Nel caso non si parli di start-up ma del lancio di un nuovo prodotto o servizio, il concetto è lo stesso: qui si parlerà di pianificazione degli investimenti, prendendo in considerazione tutto ciò che serve per posizionare il nuovo asset sul mercato (macchinari, strutture, locali, …).

Conto economico previsionale

Definite le spese iniziali, è il momento di capire quanto costerà l’esercizio dell’attività e quali, potenzialmente, saranno i ricavi correlati.

Il conto economico previsionale è una stima delle entrate e delle spese di un’impresa in un determinato periodo futuro, solitamente un anno.

La pianificazione e il controllo aziendale dipendono fortemente da questo strumento, che permette di valutare la redditività potenziale dell’impresa, identificare i potenziali rischi e le opportunità, pianificare le esigenze di finanziamento e controllare il rendimento aziendale rispetto alle aspettative.

All’interno del conto economico previsionale vengono inseriti dati basati su ipotesi e stime (per quanto riguarda vendite, costi di produzione, oneri finanziari, imposte, …): migliori saranno le informazioni in tuo possesso, allora, maggiore sarà l’accuratezza delle stime.

All’interno di questo documento troviamo:

  • ricavi – le entrate generate dalla vendita di beni o servizi;
  • costi di produzione – le spese sostenute per produrre i beni o servizi venduti, come ad esempio il costo delle materie prime, della manodopera e degli affitti;
  • margine lordo – la differenza tra i ricavi e i costi di produzione;
  • costi di esercizio – le spese generali dell’impresa, come ad esempio gli stipendi dei dipendenti, le spese di marketing e le imposte;
  • utile operativo – la differenza tra il margine lordo e i costi di esercizio;
  • costi finanziari – gli interessi passivi sui debiti e gli eventuali dividendi attivi sugli investimenti;
  • utile netto – il profitto finale dell’impresa dopo aver dedotto tutti i costi e le imposte.

Nella redazione del conto economico previsionale è importante tenere in considerazione la possibilità di un aumento dei costi, per un fisiologico innalzamento legato all’inflazione o per fattori straordinari.

Stato patrimoniale

Un bilancio previsionale non può essere completo senza uno stato patrimoniale.

Lo stato patrimoniale previsionale è una proiezione della situazione finanziaria dell’impresa in un determinato momento futuro (solitamente alla fine dell’esercizio).

Il suo scopo è quello di fornire un’istantanea delle risorse economiche (attività, formate da immobilizzazioni più il capitale circolante) di cui l’impresa dispone e delle sue fonti di finanziamento (passività) in quel momento.

In altre parole, mostra quanto vale l’impresa in un dato momento e come viene finanziato il suo valore.

L’analisi che emerge da questo strumento permette di valutare la solidità finanziaria dell’impresa, identificare potenziali squilibri tra attività e passività, pianificare le esigenze di finanziamento e monitorare l’andamento finanziario dell’impresa nel tempo.

Nella colonna delle attività troviamo:

  • crediti commerciali – i crediti vantati dall’impresa verso i clienti per beni o servizi venduti a credito;
  • scorte – i beni che l’impresa ha in magazzino in attesa di essere venduti o utilizzati nel processo produttivo;
  • crediti finanziari – i prestiti concessi dall’impresa ad altre società o enti;
  • immobilizzazioni – i beni durevoli di proprietà dell’impresa, come terreni, fabbriche, macchinari e attrezzature;
  • attività immateriali – beni immateriali di proprietà dell’impresa, come brevetti, marchi e avviamento.

L’elenco delle passività, invece, include:

  • debiti commerciali -i debiti dell’impresa verso i fornitori per beni o servizi acquistati a credito;
  • debiti finanziari – i debiti dell’impresa verso le banche o altri istituti di credito;
  • ratei e risconti – costi o ricavi di competenza che non sono ancora stati imputati al conto economico;
  • fondi passivi – accantonamenti per far fronte a rischi o oneri futuri;
  • capitale netto – la differenza tra le attività e le passività dell’impresa, ovvero il valore residuo dell’impresa per i suoi proprietari.

Cash flow previsionale

Il cash flow previsionale viene usato per stimare l’entrata e l’uscita di cassa di un’azienda in un determinato periodo futuro, solitamente suddiviso per mese, trimestre o anno.

A differenza del conto economico previsionale, che considera i ricavi e i costi indipendentemente dalla movimentazione effettiva di denaro, il cash flow previsionale si concentra sulla liquidità, ovvero la disponibilità effettiva di cassa per far fronte agli impegni finanziari.

Questo strumento permette di prevenire potenziali problemi di liquidità, individuando in anticipo eventuali periodi di carenza di cassa e prendendo decisioni correttive (come richiedere finanziamenti o dilazionare i pagamenti).

Inoltre grazie al cash flow previsionale è possibile migliorare la gestione della tesoreria (pianificazione efficiente delle risorse finanziarie, ottimizzazione degli investimenti e dei prelievi di cassa) e valutare la redditività aziendale: un flusso di cassa positivo, infatti, è un indicatore importante della salute finanziaria dell’azienda.

Come si redige il cash flow previsionale? Hai 3 alternative:

  1. metodo diretto – considera direttamente gli incassi e i pagamenti di cassa derivanti da attività operative, di investimento e di finanziamento;
  2. metodo indiretto – utilizza il conto economico previsionale come base di partenza e apporta rettifiche per tenere conto delle voci che non comportano un movimento effettivo di cassa (ad esempio, ammortamenti e accantonamenti);
  3. metodo misto – combina elementi del metodo diretto e indiretto.

A prescindere dal metodo scelto, questo strumento è diviso in 3 sezioni:

  • cash flow operativo – comprende gli incassi e i pagamenti derivanti dall’attività core dell’azienda, come la vendita di beni o servizi, il pagamento dei fornitori e gli stipendi dei dipendenti;
  • cash flow da attività di investimento – comprende gli incassi e i pagamenti relativi ad acquisti o vendite di immobili, macchinari, attrezzature e altri beni durevoli;
  • cash flow da attività di finanziamento – comprende gli incassi e i pagamenti relativi a prestiti, emissioni di azioni o obbligazioni e rimborsi ai soci.

Come si crea un piano finanziario a lungo termine?

Ora sappiamo come si crea un piano economico finanziario. Cosa succede se vogliamo ampliare il nostro orizzonte e portarlo a lungo termine?

Ecco ciò che serve:

  1. Definire gli obiettivi. Il primo passo è stabilire gli obiettivi di lungo termine dell’azienda, che siano essi di crescita, espansione, acquisizione o altro. Gli obiettivi devono essere specifici, misurabili, raggiungibili, pertinenti e tempestivi (SMART).
  2. Analisi della situazione attuale. É necessario effettuare un’analisi approfondita della situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda, considerando i dati storici (se presenti), i trend di mercato e le previsioni future. Questo permette di individuare i punti di forza e di debolezza dell’azienda e di valutare le sue reali capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.
  3. Sviluppo delle strategie. Sulla base dell’analisi effettuata, si devono definire le strategie da attuare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Le strategie devono essere realistiche, coerenti con le risorse disponibili e attuabili nel tempo.
  4. Proiezioni finanziarie. Qui è dove subentra il PEF, che permette di elaborare le proiezioni finanziarie per il lungo termine, considerando sempre le diverse ipotesi di scenario.
  5. Monitoraggio e controllo. Il piano finanziario deve essere monitorato periodicamente per verificarne l’andamento e confrontarlo con le proiezioni iniziali. In caso di scostamenti significativi, è necessario effettuare le opportune correzioni alle strategie e alle proiezioni.

Sei alla ricerca della liquidità necessaria per finanziare la tua impresa?

Contatta Lendy per una consulenza gratuita e scopri come il nostro team di esperti può aiutarti a trovare le soluzioni più adatte a sostenere il tuo piano finanziario a lungo termine e a portare il tuo business al successo.

Share:

Facebook
LinkedIn

Richiedi Una Consulenza

Ti può interessare anche

Send Us A Message